il senso di un anno

E’ finito, un altro anno. Sono accadute tante cose ma quest’anno non farò una top 10. Concentrerò l’anno su una notizia, una sola, di cui non ho parlato e sulla quale poco ho riflettuto ma è giusto che ci dedichi qualche parola. Adesso, nel tempo perfetto dei bilanci.

Chi mi conosce sa bene l’amore che provo verso i R.E.M., ricambiato nel tempo. Tutto è cominciato con “Bad Day“, avevo 14 anni. Era stata inserita in “In Time”, raccolta che raccontava la seconda era del gruppo: quella del passaggio ad una Major, la Warner. Un’epoca dorata, piena di successi e anche di qualche passo falso. Andata avanti anche dopo che il cane ha perso una zampa (immagine di Micheal Stipe dopo l’addio di Bill Berry).
Adoravo, ed adoro, “Bad Bay” ed ho consumato quella raccolta (a cominciare da canzoni come “At My Most Beautiful”). Passò un annetto, arrivò “Around The Sun”. Non ci trovai quello che c’era prima ma io ancora non potevo saperlo. Era qualcosa di diverso ma mi piacque comunque, capii che si poteva amare un gruppo. Amarlo davvero, accettando che non si può essere perfetti (ad oggi direi che è un disco discreto, alternato tra grandi canzoni e passi falsi). Consumai anche quello: da allora partì il mio percorso a ritroso, alla ricerca del passato. Della storia e della comprensione. Con il tempo ho trovato tutti i dischi e ho trovato il mio preferito (il sottovalutato “Fables of the Reconstruction”). Il tuo gruppo preferito ti ha accompagnato in molti momenti, molte canzoni ti sono rimaste dentro e si sono fermate. Certo, la lista di chi ci è riuscito è lunga ma nessuno può dire di esserci riuscito come loro. Nel frattempo ci sono stati altri due album di studio (ed altre robe che per la verità ho considerato di meno), consumati anch’essi con risvolti e pensieri diversi. Sapevo che non avrebbero fatto un tour, lo dissero subito ma chi poteva immaginarselo. Ed invece, un giorno di Settembre saltano fuori con l’altra faccia della verità: è finita. Si sono sciolti, lasciandoci una raccolta come commiato (che non ho ancora comprato). Sottovoce, sottotraccia. Uscendo dalla quinta senza prendersi il grande applauso. Senza lasciarci piangere. L’ho vista sempre come un’immagine positiva. In fondo la morte è questo, spesso ci coglie così. Sapere che anche il loro addio mi ha insegnato qualcosa è importantissimo per me: è il segno che ho riposto il mio amore, la mia fiducia (in senso musicale), nelle persone giuste.

ho fatto bene a fidarmi di voi

Concludo con due cose: la prima, inevitabilmente, con una canzone. Una delle più belle che hanno scritto. Molto importante per tanti motivi (è tratta dall’ultimo disco “a 4 gambe”, scritta con la grande ispiratrice di Micheal: Patti Smith) ed è “E-Bow the Letter”. La seconda è la mia immagine, il mio volto mentre metto “In Time” nel lettore CD e lo distruggo a furia di ascoltarlo e di riascoltarlo. Fissando nella mia mente le parole. Qualcuna la ricordo ancora, segno che non ho mai dimenticato quei momenti. E dire che non erano affatto giorni felici, dovevo cambiare ancora molto. Dovevano ancora arrivare i giorni più brutti della mia vita. Mi sarei salvato anche ascoltando i R.E.M., magari chiudendomi in Camera.
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vi porterò sempre nel cuore

Solo disegni originali

Manca qualche grandissimo personaggio (da SideShow Bob a Willie) ma resta il significato del disegno: auguri! Nel bene e nel male… 17/12/1989 – for ever…

l’ubiquità e l’assenza

Questi sono i momenti fondamentali di un evento che naturalmente in Italia non è stato cagato ma resta interessante e potrebbe essere perfino storico. Nel filmato Cristina Fernandez de Kirchner giura e si riprende a furor di popolo la Casa Rosada: è il suo secondo mandato come Presidenta dell’Argentina. Se la riprende dopo elezioni stravinte e con il marito di fronte, non più accanto com’era accaduto quattro anni fa.

Di fronte, rievocato ma non presente. Nestor è morto un anno fa. Nel 2007 lasciò alla moglie la poltrona che fino al giorno prima possedeva lui ma sembrava una formalità. Sembrava che comandasse ancora lui. Oggi non è più così: a dieci anni dal dramma economico in cui cadde, l’Argentina è un paese con una crescita economica impressionante e potenzialmente potrebbe volare ancora di più. Non è più Nestor: è Cristina che comanda, vince da sola. Verrebbe da chiedersi come hanno fatto (in fondo, non siamo messi tanto meglio): con i Kirchner e contro il F.M.I. Contro le banche, contro i poteri forti della finanza. Puntando sulla nazionalizzazione (la nostra “sinistra” è a favore delle privatizzazioni), sulla maggiore equità sociale, sulle proprie forze. Su quello che è stato definito “peronismo sociale”. E’ peronismo ma rievoca Allende. Ha faticato, ci ha impiegato dieci anni ma ad oggi è un modello. Lo è perché l’Europa (quella perduta, quella barbara) ha scelto la strada opposta: ha scelto le banche, i corrotti e le industrie. Pagano i popoli. Abbiamo scelto la salvezza e non la libertà: è la regressione delle genti. Sia chiaro, non è tutto oro quello che luccica ed è evidente nelle parole di Cristina. Viola il protocollo e lo rivolge a sé, con parole che fanno venire i brividi e spaventano allo stesso tempo:

Si así no lo hiciereque Dios, la Patria y él me lo demanden

él, Nestor. Tutto il resto è giusto, è canonico, ma che un presidente debba rispondere anche ad un morto fa impressione. Fa gridare al populismo perché è tale, e scatenare gli istinti bassi delle genti è sempre pericoloso. Usa un’immagine per rivolgersi al popolo ma stavolta cambiano i sessi. Non è più Peron che sfrutta l’immagine della prima moglie, Evita: Nestor ci aveva provato (usare sua moglie per veicolare le sue idee) e probabilmente ci era anche riuscito ma il destino ha deciso diversamente. Si dice che dietro ogni uomo ci sia una donna che alza gli occhi al cielo. Qui si alzano perché l’uomo è lassù e perché conviene elettoralmente. E’ ovunque ma non c’è. Come Evita e in fondo Cristina la rievoca…

Guardo con interesse il Peronismo, seppur non sia il modello perfetto. Resto sempre dell’idea che la società migliore, l’unica possibile ad oggi, sia quella anarchica: l’unica che ancora non è stata provata, a fronte dei mostruosi fallimenti degli altri. Anche il Peronismo fallì, non tanto con la prima caduta di Peròn ma dopo… con Videla. Si dice che sia l’unico modello sudamericano ad essere sopravvissuto. Non è più così, almeno secondo me. Cristina Kirchner è sul solco evidente di quella storia ma ne ha scelta una sua. Fatta a misura d’uomo. Sarebbe stato più facile sacrificare il popolo all’altare del capitalismo ed invece non è andata così. E’ andata bene e i dati economici sull’Argentina danno ragione a questa scelta. Oggi bisogna fare una scelta più grande: rinunciare al populismo, all’amore folle delle masse e responsabilizzarle definitivamente. Far capire loro che il sacrificio e il lavoro di tutti possono valere la libertà. Essere liberi perché tutti facciamo qualcosa per gli altri senza pretendere la restituzione del favore (coscienti, sotto sotto, che questo avverrà da sé). Sottintenderebbe un gesto straordinario di Cristina: rinunciare a parte del suo potere in favore della patria. In un mondo come quello attuale fare questa scelta, per fortuna, nel Sud America non equivale a morire. Non tutti possono scegliere di entrare nella Storia: tu hai questa possibilità. Scegliere il socialismo. In fondo l’anarchia è la forma più dura, e forse la più bella, di socialismo

Fallo per l'Argentina... e per tutti noi