essere

Non sono uno da bacheche.

Non sono neanche tipo da andare ai funerali, forse.

5 Gennaio 2012, è morto Don Luisito Bianchi. Voglio bene a Don Luisito, quelle volte che l’ho incontrato è stato un onore straordinario. Avere a che fare con lui, con il suo uso della Parola, con la sua Dignità. E’ tutta roba che in giro non si trova più. Predicava un concetto: la gratuità. E’ figlio della parola di Cristo, del suo messaggio. Mi sta capitando di studiarle queste cose, di provarle a capirle. Sono complicate.

Non sono uno da teologia.

Non sono uno neanche da religione.

Sono un pagano, un miscredente. Bacerei la mano di Ronan O’Gara come fosse quella del papa e tratterei il papa con lo stesso disprezzo di Ronan per i placcaggi. Eppure alla Gratuità ci credo, ad aiutare le persone. A mettermi a disposizione, nelle piccole cose. A consigliarli, a guidarli (sono un pochino presuntuoso, questo è poco cristiano). Farlo senza aspettarsi qualcosa in cambio, lo faccio e basta perché è un piacere. Nei libri, nelle parole e nei gesti di Don Luisito c’era Cristo. Perché aveva scelto di affidarsi a lui. E’ stata la scelta giusta.

Fallire in nome dell'Amicizia non è un errore

Non dico di affidarsi a Cristo o a Ganesh. Affidatevi alla Gratuità, alla Resistenza, all’Amore, all’Umanità. Non vi andrà sempre bene, è un cammino tortuoso, ma sorridete e  non mollate: qualcosa arriverà.

Alla Libreria Rinascita, a chi ci lavora. Se non fosse stato per loro chi l’avrebbe conosciuto Don Luisito.

 

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pallamano

Fisici asciutti

Usúrbil e Zumárraga distano un’oretta di macchina l’uno dall’altro, si trovano entrambi nella provincia basca di Gipuzkoa, e come ogni buona località basca che si rispetti hanno la loro bella antica storia e qualche personaggio importante. Xabier e Iñaki sono nati in queste due località. Non si conoscono ma sono accomunati dalla stessa passione: la pallamano. Xabier comincia nel suo paese, dove tanti altri sportivi hanno cominciato i loro primi passi, e a 23 anni diventerà professionista. Si toglierà le sue soddisfazioni in tanti anni di gavetta e peregrinazioni. Quando Xabier diventa professionista, nel 1987, Iñaki è una promessa. Non è nel suo piccolo borgo basco: lo ha già tesserato il Barcelona. Quel Barcelona. E’ una polisportiva e la pallamano è una delle sezioni più vincenti (e non c’è neanche la ricca concorrenza del Real Madrid, problema dei loro colleghi di calcio e basket). Vincerà tutto, comprese due medaglie olimpiche. Smette a 32 anni, nel frattempo è anche diventato Duca. Ha sposato una delle figlie di Juan Carlos, Cristina, e dandogli ben quattro nipotini. E’ il 1997, Xabier sta sparando le ultime cartucce di una dignitosa carriera. Ha giocato anche in nazionale, insieme a Iñaki. Ecco cosa simboleggia la foto.

Nella mia vita ho visto due partite di pallamano. A Brescia, dalle mie parti, è in ascesa grazie agli ottimi risultati di Leno e soprattutto Cologne. E’ uno sport che non posso fare, è troppo atletico per la mia panza. E’ uno sport veloce, altamente spettacolare. Serve molta corsa ed anche il pallone deve viaggiare velocemente da una mano dall’altra. Si fanno tanti gol e spesso le partite si decidono per pochissimi punti, magari con partite al cardiopalma. Sotto quest’aspetto ricorda il basket. In Italia è uno sport minore ma da altre parti di pallamano ci campi ed è anche sport olimpico. Nella pallamano le cose possono cambiare molto velocemente, un po’ come nella vita di Iñaki e Xabier. Serve atletismo, velocità, potenza e lucidità mentale. Bisogna pensare velocemente ma non essere troppo impulsivi perché poi si può regalare palla agli avversari.

Nel 2006 Iñaki, grazie al suo ruolo, ottiene delle cariche pubbliche/private alle quali se ne aggiungono altre. A Xabier viene un tarlo: entrare in politica. Dove? Nella sua terra: Euskal Herria. Non è facile, lo sa bene e di riflesso anche Iñaki ne conosce i motivi ma al momento non gli riguardano. Devi chiedere il permesso per fondare un partito, soprattutto se sei un partito basco e anche se hai combattuto per la libertà contro Franco devi passare dalle forche madrilene. Acción Nacionalista Vasca esiste dagli anni ’30 ed ha passato anche i momenti dell’esilio. Le sue idee si richiamano alla patria basca, all’indipendentismo, ad un mondo sociale e solidale. Tanti partiti la pensano così ma qualcuno non ha voce ed altri hanno poco peso.

Xabier parte da dov’era partito: dalla gavetta, dal suo paese. Diventa alcalde di Usúrbil. Nel 2007, mandato di quattro anni. La giustizia scoglierà ANV ma Xabier resterà sindaco. Non potrà ricandidarsi ma intanto i primi passi sono stati fatti. Ora, come con la pallamano, bisogna diventare professionisti. Il Congresso, la Camera Baja. Sempre richiamandosi alla patria basca, all’indipendentismo, ad un mondo sociale e solidale. C’è Amaiur che diffonde e difende quelle idee. E’ il posto giusto. E’ un nome preso da un paesino, come Usúrbil. Bozkatu Amaiur. E la gente lo vota, Xabier è deputato. E’ il 2011. Xabier deve parlare con il Re. Con Juan Carlos, con il suocero di Iñaki. Lui con suo suocero non può parlarci più. Si è scoperto che le varie cariche che aveva accumulato, i vari gruppi che aveva costruito, sono serviti per fare degli illeciti. E’ innocente, fino a prova contraria ma intanto la sentenza è stata già emessa…

La justicia es igual para todos.

Tutto questo in pochi mesi. Molto velocemente, come in una giocata di pallamano. La justicia es igual para todos. Anche per i baschi. E’ una partita difficile, dove serviranno decisioni coraggiose e allo stesso tempo calcolate. La vittoria o la sconfitta saranno appese ad un filo per lungo tempo ma Xabier sa come si vincono le partite. Al massimo può chiedere ad Iñaki, anche per risolvere la sua. Magari con la gavetta, quello che forse gli è mancato.

Maestà, ha mai giocato a pallamano?

propositi per l’anno nuovo

Perfino Vespa...

La signora Valentina Vezzali e la signorina Federica Pellegrini sono, sotto l’aspetto puramente atletico e dei risultati sportivi, indiscutibili. Le loro bacheche e relative medaglie appese parlano chiaro. La stampa le accredita come sicure candidate a portare la bandiera italiana a Londra, alle prossime Olimpiadi. Sia chiaro, chi scrive e questo blog al concetto di patria ci credono poco ma all’etica sì. Lo sport dovrebbe essere un mondo etico, sappiamo che sotto quest’aspetto anche le Olimpiadi non sono state il massimo (e non a caso, purtroppo, dal 2016 il Rugby ritornerà nel palcoscenico a 5 cerchi dopo quasi un secolo di esilio volontario), e queste due persone sono decisamente deficitarie. Non sta a me decidere ma tra i tanti nomi che leggo ce ne sono due che meriterebbero di più della signora Vezzali e della signorina Pellegrini: Eleonora Lo Bianco e Josefa Idem. Grandissime atlete indiscutibili anche sotto gli aspetti etici ed umani. Si parla tanto di rinascita, di valori morali da ricostruire. Va bene, cominciamo da qui. Come dicevano altre donne… se non ora, quando?

A Stefania.