en huelga

Di cosa si parla in questo periodo? Della Libia ma non siamo internazionalisti, almeno oggi. Della manovra economica e delle sue controproposte. Dello “sciopero dei calciatori“. Ecco, di questo voglio parlare. Di questa parolina: sciopero. (in spagnolo si dice huelga).

I diritti non si toccano, questo è scritto sullo striscione. Per questo si sciopera, a rigor di logica. Un tempo lo si faceva tutti assieme (vero Bonanni, vero Angeletti?). Ad oggi resta quello proclamato dalla CGIL (e sostenuto dal PD) e di quello presunto dei calciatori. Scioperare presume una lotta, un sacrificio oggi per condizioni migliori di tutti domani. Presume la difesa di diritti, dei contratti di lavoro, delle libertà sindacali. Tanti motivi ci possono essere dietro uno sciopero (ne ricordo certi al liceo). Quello proclamato dalla CGIL è ineccepibile, quantomeno lo condivido nei tempi e nei modi (anche perché non ci sto a pagare un prezzo altissimo quando potevo pagarne uno molto più modico anni prima ma allora contava il consenso di B.). Diamo alla Camusso quel che è suo anche perché non sta operando male. Ricordo certe critiche di parte del sindacato e speranze da parte del Governo, evidentemente qualcosa è andato storto.

La definizione l’abbiamo data. Andiamo al secondo caso. E’ uno sciopero quello dei calciatori? Per quale motivo si sono messi di traverso? Come sono andate le trattative sindacali? Si poteva fare di più? Le domande sono tante, risposte chiare e certe non ce ne sono eppure qualcosa sono riuscito a capire. Il modello è sempre lì, sempre la Spagna. Anche lì i calciatori non sono scesi in campo. Perché? Hanno protestato contro certi presidenti che dovevano 50 milioni di euro di arretrati. A chi? A giocatori di Segunda Division. Chi l’ha promosso? L’AFE. Chi ci ha messo la faccia? Molti campeones e calciatori della Nazionale. I milionari si sono mobilitati in difesa di colleghi di lavoro (è divertente chiamarli così) più deboli. Questa cosa si chiama solidarietà, non è da tutti. Non lo è dove altri sindacati si fanno la guerra tra di loro, guerra di servilismo. Non lo è dove vige il proverbio “mors tua, vita mea”. Non lo è dove la contingenza e la sopravvivenza contano più del futuro. In Italia non ho ancora capito perché lo fanno (la chiarezza non è una cosa valida nel nostro paese, rassegnatevi) ma è un segnale importante: per quanto assurdi e viziati possano essere combattono per quello che hanno e non sono disposti a cedere, anzi tengono duro tutti. Addirittura, quando c’è uno più debole alzano ancora di più “le barricate”. E’ tutto apparentemente metaforico ma estremamente logico. Tutti noi dovremmo imparare questa lezione: mobilitarsi e scioperare per chi è più debole (i precari, i cassintegrati, le vittime dei disastri), difendere strenuamente quel poco di diritti e libertà che ci restano. Lo fanno i calciatori, perché noi non possiamo? Abbiamo molti più motivi di loro e possiamo essere in tanti, in tantissimi. Le battaglie giuste, quando sono combattute da tanta gente, fanno ancora più paura al potere.

Grazie. Ci state dando una grande lezione.

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nuova rubrica

Sissignore, nuova rubrica: l’idolo della settimana. Da un po’ ci penso e ogni tanto leggo eventi che mi fanno assegnare questo premio. Prima il vincitore, poi il palesemente fuori concorso.

Il vincitore di questa settimana è un tennista, Gaël Monfils. Parliamo di un picchiatore, uno dal servizio stra-potente e gioco praticamente solo da fondo campo. A quanto pare è al numero 7 del mondo. Sia chiaro, non me ne intendo molto. Servirebbe il fisico pigro ma al momento non posso servirmi della sua consulenza. In questa settimana si svolge l’ATP Masters 1000 a Montreal, nella patria di Trombino e Pompadour. Ai quarti di finale ha affrontato Djokovic, vero e proprio despota del tennis in questo 2011. L’incontro è durato 74 minuti, punteggio 6-2, 6-1 per il serbo. Un incontro non proprio esaltante, cosciente infatti di aver a che fare con un avversario non proprio tecnico bastava aumentare a sufficienza il ritmo per aver ragione dell’incontro. Djokovic serviva ad un 60% per poi aumentare l’intensità e la difficoltà dei colpi per mettere in difficoltà l’avversario e poi colpirlo. La strategia ha funzionato alla perfezione, con 9 giochi consecutivi a suo favore e solo 3 palle break a favore del francese (nessuna concretizzata). Cosa rende idolo un avversario sconfitto in poco più d’un’ora di gioco in maniera così netta? La reazione. Qui siamo alla ricerca dell’autoironia? Monfils l’ha trovata, gli ultimi 20 minuti si sono trasformati in uno show per il pubblico. Non è stato tennis: l’ha messa sul ridere, dimostrando che contro questo Djokovic è praticamente impossibile spuntarla. Colpi spettacolari, grandi smorfie e persino una chiacchierata a bordo campo. Questo è saper perdere, complimenti. Ho riso tanto ed apprezzato la sua onesta, in fondo come si dice? Se non puoi batterli unisciti a loro.

Fuori concorso il nostro mito Gervinho, il suo esordio della Premier League è durato 75 minuti. Infatti è stato espulso dopo un meraviglioso amplesso con il grande Joey Barton, famoso per le effusioni che ha donato in questi anni ad amici e colleghi.

Stanno discutendo la dote del matrimonio

Alla prossima, io me ne vado a ballare con i cinghiali.

el dia y la noche

come da titolo

Che giorno era ieri? 10 Agosto, San Lorenzo. E allora? Analizziamo e lasciamo le stelle da parte.

Il giorno: un mercoledì di pieno Agosto con il Ferragosto alle porte. L’immagine è quella di una città vuota che lascia le cose a metà, almeno nei televisori piace diffondere questo. Le immagini mentono, è una Brescia più viva di quanto si possa immaginare. Non c’è il traffico del lunedì mattina ma davanti all’Imperiale il cantiere che impediva l’ingresso su Via Mantova non c’è più. Segno che il lavoro in un mese è stato fatto, a Luglio, in poco tempo e senza grossi problemi (disagi inevitabili). Non è l’unico cantiere concluso in questa estate bresciana, anche davanti alla questura i lavori sono finiti in poco tempo. A proposito di questura: di fronte c’è una fermata del pullman (la 12?). Ieri, alle 4 del pomeriggio, erano in dieci (le ho contate) ad aspettare l’autobus. Segno che la gente non sparisce di botto, ci sono meno ferie e meno soldi. In tutto incombe il crollo del capitalismo di oggi. Vuoi vedere che Oliver Stone… Tranquilli, Tremonti risolverà tutto. Tradotto in spagnolo e senza la erre moscia.

La notte: c’è stata la partita con la Spagna della squadra maschile di calcio. Prendiamo due frasi

Il risultato è occasionale, la prestazione no.

L’ha detto anche Prandelli che i risultati si ottengono col gioco.

La prima è del Maestro Zeman, la seconda di Federico Fiumani. Hanno ragione. La domanda è: c’è stato gioco? Sì, un buon gioco. Imbucate in verticale ben riuscite, pressing sui portatori di palla e forte sacrifico da parte di tutti. Un gioco dove si sono esaltate le qualità dei singoli (Cassano, gran partita la sua. Alla faccia dell’imborghesito Allegri) e il collettivo è stato a sentire il tecnico. E’ stata un’amichevole? Sì, certo ma da questo si vedono come vanno le cose. I progressi e la direzione del lavoro, anche perché è stato un avversario di tutto rispetto. La Spagna, con il suo 4-3-3, è scesa con questo 11:

Casillas, Iraola, Piqué, Albiol, Arbeloa, Xabi Alonso, Javi Martinez, Iniesta, Silva, Torres, Cazorla.

Quelli in grassetto non erano titolari al mondiale. Vediamo chi sono? Arbeloa, sostituto di Capdevila e calcisticamente al suo stesso livello (fuori non può competere). Iraola, buon giocatore dell’Athletic ma non bravo come Sergio Ramos. Javi Martinez, giovane promessa (ha 21 anni) di qualità e prospettiva. Non è Xavi, evidente, ma in un’altra qualunque nazionale europea sarebbe titolare. Albiol è un buon difensore, riserva di Pujol ma non certo un pippone o un ragazzino. Cazorla, titolare durante l’Europeo 2008. La sua mancata convocazione in Sud Africa scatenò polemiche, ha sostituito David Villa (che era in panchina). Torres, che non vede la porta da un anno, è dovuto uscire. Al suo posto Llorente, sua riserva naturale che si è procurato intelligentemente un rigore (c’era e Buffon dovrebbe vergognarsi). In generale una nazionale di buon livello, non certo una Spagna B (i subentrati, tranne Thiago Alcantara, sono tutti campeones). Hanno perso, non c’è nulla di tragico nel momento in cui non manca il gioco e la qualità. Quella che piano piano stiamo scoprendo anche noi, abbiamo un anno di tempo. Facciamolo fruttare bene, ci potremo togliere delle soddisfazioni.

seconda rassegna

Pensieri sparsi, espressi in foto. Persone fighe.

Per informazioni chiedere a Homer J. Simpson

Si è sposato Giorgia Palmas, onore e lustro.

Uno dei giocatori più forti che ricordi in granata

800 pagine d’inferno del Libano, raccontate da chi era al fronte. Ecco cosa sto leggendo.

Raccontare la guerra è una cosa seria. Thanks, Robert

Affanculo Barney Stinson, affanculo Buffy!

La popolarità di Alyson Hannigan non era così alta dai tempi di "American Pie"

Hi, my name’s Bob Kelso and i like whores. Me too, Bob

Di gran lunga più figo di Cox

La terza puntata sarà dedicata alle donne meritevoli di stima. Poi farò una rassegna alla rovescia

P.S. (Con un giorno di ritardo). Nel suo ruolo più famoso ha recitato diversi spot della “Patruni e Sutta” e della “Birra del sole”, sicilianissime.

Sia chiaro, è un omaggio all'uomo-attore. Non alla parte