Perché?

Perché Letizia Cesarini? Dunque perché ascolto “Maria Antonietta”? Perché Federico Fiumani? Dunque perché ascolto i “Diaframma”. Insomma, è questo che sto ascoltando e turba i miei pensieri. O quantomeno le loro parole incidono profondamente sul mio presente, a tal punto da leggerci molte cose di me.

Questo è il nuovo simbolo di Letizia (ormai l’ho vista talmente tante volte che ormai la chiamo per il nome che ha). Risaliamo ormai a più di un anno fa, ad un capannone gigantesco e ad un paio di occhiali distrutti (il pogo dei Gazebo Penguins). Mi Ami 2012, concerto che ricordavamo con una risata l’ultima volta che ci siamo incontrati. Ero infreddolito, con adesivi ed un bicchiere di vino in mano, in attesa di non si sa cosa. Me l’ero segnata tra le cose da vedere, ne avevo letto bene, ma fu un lampo dettato da due fattori fortissimi:

  1. la voce, non credevo si potesse applicare ad un corpo così minuto
  2. la forza che esprimeva sul palco pur stando da sola, soprattutto in quel luogo enorme

Mi consultai con il mio compagno di viaggio e concordammo: non so chi sia né da dove provenga ma è brava. Da lì fu un crescendo Rossiniano fatto di ascolti disperati, di concerti su concerti (dovunque potevo andare ero lì, anche a costo di fare follie. Epico quando spesi 12 euro per vederla suonare mezz’ora a Monza, erano le 22:30, tornare indietro a Brescia per vedere gli Uocki Toki che cominciavano a mezzanotte). Ogni volta che vado sotto un suo palco ho sempre paura che mi guardi storto (dopo spiego perché) ma la sindrome Stalker ha perso di ogni fondamento dopo il saluto all’ultimo concerto. Sì, avete capito bene: tra una canzone ed un’altra ha avuto il tempo per salutarmi! Nelle parole di Letizia ci sono dei sentimenti che fatico a descrivere: la paura ad ammettere l’amore, l’incapacità ad affrontare la vita, la malinconia come compagnia costante. Un fondo di coraggio che mi manca completamente fa da contrappeso alla necessità di dover declinare al maschile i testi (li canto spesso in prima persona, forse per distinguere il genere). Rappresenta una voce amica, con la quale urlare il dolore e la tristezza di certi momenti. Ascoltando “Animali” ancora una volta ho trovato uno spicchio della mia vita e credo che questo faccia tutta la differenza.

Questa canzone e “Gennaio” sono tutto Fiumani. Tutto. Federico Fiumani è un poeta, negare questo vuol dire avere un problema. Qui fa il gesto più poetico del mondo: getta il cuore oltre l’ostacolo e si mostra per quel che è, con tutti i suoi difetti. Eccola lì, la mia timidezza cronica. La mia fifa da coniglio che diventa gigantesca, confrontata con il coraggio di grandi uomini come lui. “Caldo” e “Gennaio” raccontano due periodi opposti ma sono immersi nella vita in una maniera indefinita, unica. Non c’è una parola che non comunichi verità. E capire che c’è qualcos’altro oltre la new-wave, oltre Siberia, cambia tutto. E’ il dischiudersi di un modo, dal quale non puoi più fuggire. Un paese delle meraviglie, senza Lewis Carroll senza allucinazioni. Federico Fiumani è un poeta e lo ha dimostrato con l’unico disco a suo nome (“Donne Mie”, non a caso, è nel Redazionale di questo blog). E’ superiore, lo guardi con l’occhio di un devoto. Mi piacerebbe che fosse un amico ma lo ammiro sempre come se fosse seduto su un piedistallo, una statua di Michelangelo. Non son degno di lui ma mi piacerebbe abbracciarlo, dirgli quanto mi ha dato e continua a darmi. Quanto incida sulla mia vita, su quello che penso. Quanto ho bisogno di lui quando devo mettere ordine alla mia vita, quante volte l’ho fatto con una sua frase. Da diversi mesi ho scelto questa:

ogni giorni mi abbandoni per ogni giorno che mi torni a cercare e vivo quest’attesa pensando che questa curva impazzita mai retta sarà

Insomma, la mia vita con una dea. Tutto il resto mi è ignoto, aspetto una canzone per capirlo.

A New Future: Sasha Grey e la musica

Premessa: l’anno scorso, di questi tempi, dovevo pensare un blog. Lo intitolai (c’è ancora, con le sue rarissime tracce) “Piccolo Immaginario Underground”. Insomma, parlavo di cose strane e sfigate che non conosce nessuno. L’intenzione di riprendere il blog, in verità con intenti personali e lavorativi, è forte ma mi sembrava interessante ricominciare con una piccola perla da immaginario underground. Un omaggio ad una donna che stimo davvero.

Domani, al Dude Club di Milano, c’è la prima data italiana del dj-set di Sasha Grey. Chi sia Sasha Grey è interessante saperlo da lei stessa più che andare a caccia delle centinaia di video e foto su di lei. E delle prestazioni sessuali c’importa ben poco. Il punto è: quanto davvero interessa la musica a chi andrà a vedere Sasha Grey? Ben poco, temo e credo. Anche perché non sono in molti, oggettivamente, a conoscerla come musicista e come amante della musica.

Qui parla del suo gruppo, gli aTelecine, ma si concentra anche su altre cose, su alcuni dei suoi riferimenti. E cita nomi di tutto rispetto: Throbbing Gristle, Einstürzende Neubaten, Aphex Twin. Sarò sfigato io, e può essere, ma non conosco tanta gente che cita tra i suoi riferimenti musicali tali gruppi od artisti. E’ probabile che non li abbia mai sentiti nominare. Invece Sasha li conosce, ne parla con cognizione di causa (cosa non da poco per un’epoca come la nostra dove basta la citazione a casaccio per sentirsi importanti, vero Seth MacFarlane?) e li applica nei suoi dischi. O quantomeno sono fortissimi gli echi industrial nelle canzoni degli aTelecine, soprattutto nei campionamenti.

Ascoltiamo una canzone come questa: lost, perduti. E qui non credo che J.J.Abrams sia coinvolto. Perduti, nello spazio? Forse ma non è psichedelia alla Flaming Lips. E’ una dimensione oscura, inquieta che spesso ha rappresentato il terreno dominante dell’industrial, di certo ambient e certo noise-rock. C’è tanto per restare perplessi e tantissimo per restare affascinanti. Ci credereste che qui c’è il lavoro e l’impegno di una donna che ad un certo punto, in piena libertà, ha detto: “smetto con il porno!”? Eppure, segaroli di tutto il mondo, unitevi!, è così! Qui c’è una scelta, precisa e ponderata, di smetterla di prenderla in culo e scegliere qualcos’altro che le piaccia. Personalmente apprezzo questa libertà di scelta, perché è quella che dovremmo fare tutti noi nella vita di ogni giorno, ed apprezzo il modo in cui lo ha fatto: sotto la luce del sole. Noi dovremmo chiederci: noi siamo così onesti nelle nostre scelte? siamo in grado di rispettare le scelte di qualcun’altra o siamo sempre ancorati a dei ricordi senza accettare i cambiamenti? Mi auguro che chi andrà in questi giorni a vedere Sasha lo faccia per cognizione di causa e non con la logica del fenomeno da baraccone.

Il circo non ci piace

essere qualcun altro

Obiettivo del giorno: riabilitare i free-press. Sfogliandone uno di questi è arrivata la notizia del giorno (e visto che parlo d’un evento verificatosi il 29/2 ci riferiamo a qualcosa di clamoroso): “Inizia il nuovo tour di Marco Masini, chiamato “Niente d’importante” “. Avete letto bene, niente d’importante. Come la pensiamo è abbastanza ovvio.

l'odore delle rose

Non c’è niente da fare: Masini voleva essere Fiumani ma gli è venuto male!

settimana prossima

In un pullulare di donnette e tempi morti la mia consolazione

Oramai c’ho presto gusto (e secondo me anche Scanzi, al quale questo blog rivolge complimenti e stima). Tutto il peggio
  • Il batterista dei Matia Bazar gli abiti se li sceglie da sé o paga un costumista? Nel primo caso mi mandasse il nome del negozio ed un catalogo dei prezzi. Magari per i saldi estivi se ne può parlare.
  • Come si scippa un anello?
  • “Sto leggendo”, Gianni Morandi ha ufficialmente sdoganato il gobbo.
  • Il basettone di Vittorio Nacci non è male ma non può competere né con Maxime Medard né con me. Gli estremi, il bellissimo ed il bruttissimo. In ordine rigorosoDanke schön?
  • L’accento Lucano mi piace troppo. Basilicata flower to flower 
  • Belen fiky fiky. Gianni dove sei? P.S. Ma sono l’unico che non ha visto il famoso video?
  • Ridateci Duccio Forzano! All’istante!
  • L’ho riconosciuto! Il figlio illegittimo di Franco Del Prete!
  • Dirige il Maestro Peppe Vessicchio, canta Luisa Ranieri.
  • “Io penso che l’ideale è quando trovi una brutta che te piace”. Non so a voi, mi riconcilia con la poca autostima
  • Dolcenera è diventata Morticia Addams.
  • Ho letto la lista degli ospiti e dei duetti. Domani sarà tragica, una bomba(stic)
  • Ivanka lancia il nuovo tormentone: il gioco delle tre carte.
  • Previsione: fuori Marlene Kuntz, Matia Bazar, Irene, Chiara Civello. Ho provato a leggere nella mente: fosse per me sparivano le altre 11 (Edit: ne ho presi due. Come Scanzi. A proposito di stima)
  • Ah, sono ignorante: ho controllato su gugol per sapere chi sia Martin Solveig
Pare maligno non farlo ma arrivati a questo punto commentiamo le canzoni. 3/14, 2/8. Ecco cosa salvo, ecco cosa mi è piaciuto. Nei big Arisa, Finardi, Bersani. Nei giovani la signorina Carlo e Mourinho (Celeste Gaia e Erica Mou). Vincono Carone+Caruso e Pasquale Casillo. Gualazzi, purtroppo, ha già vinto l’anno scorso. C’è una sola grande fortuna: non c’è niente di serio in tutto questo. Vogliamo solamente divertirci un po’ ed occupare una settimana senza concerti interessanti. I Calibro 35 vengono settimana prossima a Crema

aridatece Albano!

"Er Parrucca" uno di noi!

Anche quest’anno. Non potevo mancare. Mi mancano 6 canzoni ma rimediamo con quello già visto che basta (ed avanza).

  • Sanremo, tra le altre cose, ci ha restituito “Olgettina Style”. Brigata Maria Silvia: fino al baratro… della scollatura
  • “Dirige l’Orchestra Mauro Pagani”. COOOOOOOOOOOOOOOOSA? Ho urlato davvero. Non me l’aspettavo
  • E’ bella la canzone di Arisa. Secondo voi un X-Factor accanto ad Elio l’ha migliorata?
  • Per la gente banale Loredana Bertè = Mickey Rourke. Per la gente seria Loredana Bertè = Richard Benson
  • In quale cazzo di bancarella Silvia Mezzanotte ha trovato “l’anello” che aveva al dito medio?
  • Provano già a truccarlo! Il primo giro gli è andato male. Così domani me li risento tutti! Viva il feticismo!
  • Vogliamo ricordare ai gentili ascoltatori che la gara di Tennis Erotico era stata vinta da Belen. Elisabetta, mettiti l’anima in pace: non puoi competere.
  • Vediamo se ho capito bene: Celentano c’è tutte le sere? Se fosse così è meglio parlarne a parte.
  • Godano, ti voglio bene: sei riuscito a fare peggio degli Afterhours di tre anni fa!

Tutto il resto è estemporaneo e memoralistica, anche perché Amy Winehouse è già morta… che basta(va) ed avanza(va). Ci sono stati pochi momenti di comicità vera, è forse questa la vera sconfitta dei cantanti. Hanno provato a fare le canzoni serie. Forse è proprio da lì che partono le parodie di Elio, se ne parlerà sabato. A perenne memoria perché, sempre nell’ambito della memorialistica, c’era anche in tutti i luoghi in tutti i laghi.

il senso di un anno

E’ finito, un altro anno. Sono accadute tante cose ma quest’anno non farò una top 10. Concentrerò l’anno su una notizia, una sola, di cui non ho parlato e sulla quale poco ho riflettuto ma è giusto che ci dedichi qualche parola. Adesso, nel tempo perfetto dei bilanci.

Chi mi conosce sa bene l’amore che provo verso i R.E.M., ricambiato nel tempo. Tutto è cominciato con “Bad Day“, avevo 14 anni. Era stata inserita in “In Time”, raccolta che raccontava la seconda era del gruppo: quella del passaggio ad una Major, la Warner. Un’epoca dorata, piena di successi e anche di qualche passo falso. Andata avanti anche dopo che il cane ha perso una zampa (immagine di Micheal Stipe dopo l’addio di Bill Berry).
Adoravo, ed adoro, “Bad Bay” ed ho consumato quella raccolta (a cominciare da canzoni come “At My Most Beautiful”). Passò un annetto, arrivò “Around The Sun”. Non ci trovai quello che c’era prima ma io ancora non potevo saperlo. Era qualcosa di diverso ma mi piacque comunque, capii che si poteva amare un gruppo. Amarlo davvero, accettando che non si può essere perfetti (ad oggi direi che è un disco discreto, alternato tra grandi canzoni e passi falsi). Consumai anche quello: da allora partì il mio percorso a ritroso, alla ricerca del passato. Della storia e della comprensione. Con il tempo ho trovato tutti i dischi e ho trovato il mio preferito (il sottovalutato “Fables of the Reconstruction”). Il tuo gruppo preferito ti ha accompagnato in molti momenti, molte canzoni ti sono rimaste dentro e si sono fermate. Certo, la lista di chi ci è riuscito è lunga ma nessuno può dire di esserci riuscito come loro. Nel frattempo ci sono stati altri due album di studio (ed altre robe che per la verità ho considerato di meno), consumati anch’essi con risvolti e pensieri diversi. Sapevo che non avrebbero fatto un tour, lo dissero subito ma chi poteva immaginarselo. Ed invece, un giorno di Settembre saltano fuori con l’altra faccia della verità: è finita. Si sono sciolti, lasciandoci una raccolta come commiato (che non ho ancora comprato). Sottovoce, sottotraccia. Uscendo dalla quinta senza prendersi il grande applauso. Senza lasciarci piangere. L’ho vista sempre come un’immagine positiva. In fondo la morte è questo, spesso ci coglie così. Sapere che anche il loro addio mi ha insegnato qualcosa è importantissimo per me: è il segno che ho riposto il mio amore, la mia fiducia (in senso musicale), nelle persone giuste.

ho fatto bene a fidarmi di voi

Concludo con due cose: la prima, inevitabilmente, con una canzone. Una delle più belle che hanno scritto. Molto importante per tanti motivi (è tratta dall’ultimo disco “a 4 gambe”, scritta con la grande ispiratrice di Micheal: Patti Smith) ed è “E-Bow the Letter”. La seconda è la mia immagine, il mio volto mentre metto “In Time” nel lettore CD e lo distruggo a furia di ascoltarlo e di riascoltarlo. Fissando nella mia mente le parole. Qualcuna la ricordo ancora, segno che non ho mai dimenticato quei momenti. E dire che non erano affatto giorni felici, dovevo cambiare ancora molto. Dovevano ancora arrivare i giorni più brutti della mia vita. Mi sarei salvato anche ascoltando i R.E.M., magari chiudendomi in Camera.

in attesa di Stefania

Il titolo è ragione di pretesto, ero in attesa di Stefania. Veramente, quantomeno oggi. Sia chiaro, non la conoscevo prima e probabilmente non la vedrò mai più. Cos’è accaduto? Ho occupato il tempo aggirandomi per la Feltrinelli, dove ho fatto la cosa più sensata: guardare i dischi. Lasciando stare i cofanetti (tutta la discografia degli Smiths in CD a 40 Euro, in vinile a 200) tra uno scaffale e l’altro sono comparse tre cose meravigliose che non ho comprato ma le troverò ancora negli scaffali:

  1. Zarathustra – Museo Rosenbach. Una copia in CD, non comprarla per chi conosce la materia potrebbe essere eresia pura ma è un periodo che le cose importanti sanno aspettarmi. Ergo, aspetterò qualche giorno. Non è un dischetto, siamo nel 1973. Un capolavoro assoluto. L’apice del prog italiano? Tra gli apici del prog europeo? Andrebbe posseduto per legge da chiunque predica passione per la musica. Vi sta sui coglioni il progressive? Dovreste averlo comunque.
  2. London 0 Hull 4 – The Housemartins. Ristampa per i 25 anni di uscita, questo è pop-rock ma bellissimo. Di classe, di poesia. Ti fa amare molto la musica, Hull (le cose migliori vengono dai brutti posti) e ti fa ricordare che il vero guitar-hero è Johnny Marr.
  3. Platinum Collection – Alice. Non ricordavo fosse uscito anche il suo, quantomeno non credevo esistesse. Alice è meravigliosa, in tutti i sensi. Non c’era niente che la facesse cadere nell’oblio dell’ignoranza collettiva, eppure è stata condannata anche lei. Suona, gira ancora e avrebbe ancora cosa da dire ma mancano i palcoscenici. La canzone italiana, è bene ricordarselo, è cosa da donne (la compianta Giuni Russo, Mimì, Patty Pravo, Lalli). C’è tutto il meglio, dagli inizi all’era-Camisasca.
Concludo rimanendo sempre su Alice, sempre sul genere femminile che in questo periodo mi coinvolge emotivamente di più. Ci poniamo molte domande, maschi ingenui ed innamorati, ma è meglio chiederle e guardarle in faccia. Hanno sempre da dire molto più di noi.

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