Manifesto: Parte Uno

In attesa del “Manifesto del Comitato per la liberazione di Letizia Ortiz

Questo è un manifesto programmatico, un modo di essere e di promuovere il proprio spirito e le proprie idee. Vorremmo essere così e faremo di tutto per essere così. Non facciamo né iscrizioni né proselitismo, non siete obbligati a seguirle. Ci potete incontrare dovunque o non trovarci mai. Nel caso ci credeste davvero e ci trovate fatevi riconoscere. In ordine sparso…

  1. Aiutare gli altri non è fatto per riconoscimenti particolari. Ci piace farlo, anche se non ci ringraziano. Crediamo che il mondo migliore si faccia dal basso
  2. Siamo scarsi ma volenterosi. Riteniamo lo sport utilissimo, anche a livello “pipponi cosmici”.
  3. Siamo contro il cafonal. Pochi scatti, anche semplici, ma sempre con stile
  4. Siamo contro la discoteca e i cocktail da discoteca. Siamo, genericamente, contro la coverband anche se magari andiamo a vederla: è una buona scusa per bere una birra e ridere con gli amici.
  5. Non ci piace esser rancorosi. Non dimentichiamo i torti ma non ci facciamo condizionare da essi.
  6. Adoriamo sbagliare. Gli errori sono il sale della vita
  7. Siamo per il lavoro, siamo per la fatica, siamo per l’onestà. Siamo Zemaniani.
  8. Puntiamo alla goliardia suprema: all’autoironia
  9. Non siamo migliori di nessuno, non siamo peggiori di nessuno. Non siamo per la massa amorfa, non siamo per la torre d’avorio. La nostra è un élite che guarda alla pace dei sensi
  10. Non discriminiamo nessuno in base alle proprie idee. Ci piace chi crede fortemente in qualcosa
  11. Siamo per l’amore, per innamorarsi di qualsiasi cosa.
  12. Siamo per l’underground, per le cose per pochi, e per l’underrated, le cose sottovalutate.
  13. Siamo un’ po matti, un po’ perdenti, un po’ scontrosi. Ma sempre sinceri
  14. Abbiamo una lista di ispiratori. Un giorno faremo un elogio di ognuno di questi.
  15. Nella vita non si può far tutto. Siamo per i limiti, anche quelli matematici. Vanno accettati e ribaltati a proprio vantaggio, anche chiedendo una mano.

In attesa di critiche, aggiunte, modifiche.

Anche se ci facciamo gli scherzi tra di noi ci vogliamo bene e ci stimiamo tanto. Come Vinnie Jones e Gazza

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Contro Lionel Messi

Sì, avete letto bene. Contro. Ora che ho chiarito l’equivoco posso cominciare

Preside, Astariti non è bravo, Astariti è un “primo della classe”. Astariti non c’ha i capelli tagliati alla mohicana, non si veste come il figlio di uno spacciatore, non si mette le scarpe del fratello che puzzano. Astariti è pulito, perfetto. Interrogato, si dispone al lato della cattedra senza libri, senza appunti, senza imbrogli. Ripete la lezione senza pause: tutto quello che mi è uscito di bocca, tutto il fedele rispecchiamento di un anno di lavoro! Alla fine gli metto 8, ma vorrei tagliarmi la gola! […] Ma perché Astariti è la dimostrazione evidente che la scuola italiana funziona solo con chi non ne ha bisogno!

La citazione è tratta da una scena memorabile di un bellissimo film di Daniele Luchetti, “La Scuola”. Siamo allo snodo centrale del film: le pagelle di fine anno. Si devono valutare gli alunni ed uno dei professori, Vivaldi (interpretato, molto bene, da Silvio Orlando in un film con un cast notevole), si schiera contro Astariti. Il secchione. Per il semplice fatto che è scolastico, non dimostra originalità e personalità. E’ uno studente modello per certi professori ma imperfetto per altri, che puntano alla valorizzazione delle persone e non delle capacità mnemoniche. Il monologo scatena un 48 all’interno del corpo scolastico, Vivaldi è difeso solo da una collega la quale capisce le ragioni di fondo e dichiara, con molto coraggio, che la capacità di un professore si vede con gli studenti meno bravi o più problematici.

Prendete la sezione calcistica del F.C. Barcelona. Fortissima, vincente, perfetta. La squadra più forte del mondo. Vince trofei su trofei, gli avversari ogni volta che vengono al “Camp Nou” subiscono punteggi tennistici. Insomma, la rievocazione calcistica dell’ “Invincibile Armada”. E siamo ben lontani dall’affondarla. Un modello assoluto e senza difetti. Lionel Messi è l’incarnazione di tutto questo. Una creatura costruita da questa macchina, l’uomo che l’ha elevata a perfezione. Il simbolo. Mercoledì avrebbe raggiunto un altro livello di perfezione: Messi è il primo giocatore della storia della “Champions League” (nell’epoca della vecchia “Coppa dei Campioni” qualcuno ci era riuscito) a segnare 5 gol nella stessa partita. Record su record, trofei su trofei, vittorie su vittorie. Che siano questi gli unici indicatori per definire il calcio? E’ storia vecchia. Basta rievocare la leggendaria frase di Sacchi su Angelo Colombo, il cui metro di giudizio era il fatto di aver vinto più di Maradona. La “Gazzetta” di oggi si chiedeva, come fanno tanti, se Messi sia più forte di Diego. Sacchi scrive spesso sulla Rosa, la risposta non è difficile da intuire. Non c’interessano i numeri, i trofei. Quelli se li mangia il tempo. La poesia resta per sempre, essa non distingue tra vincitori e vinti. Non distingue tra persone importante e genti meccaniche e di piccolo affare.

A chi pensa che non serve conoscere i "Promessi Sposi"

Nelle stesse ore di Messi in un altro luogo si scriveva la storia. Nicosia, Cipro. L’APOEL diventa la prima squadra cipriota della storia a raggiungere i quarti di finale della “Champions League”. Ci è riuscita con un melting pot clamoroso, con un allenatore che ha praticamente allenato solo l’APOEL, partendo dal primo turno preliminare. Dall’ultimo gradino. Ed è lì, come il F.C. Barcelona. Chi li conosceva prima Chiotis, Ailton, o Paulo Jorge fino a sei mesi fa? Ditemi chi. Non mi risultano in Italia conoscitori di calcio cipriota, forse Bizzotto ma forse. Questa è poesia, è irripetibile. Incredibile. E’ un sogno, una visione. Ne sarebbe stato quasi orgoglioso Rimbaud. Messi non ha niente di tutto questo, perché è scolastico. Ecco perché Astariti. E ce lo dimostra ogni volta che indossa la maglia albiceleste. Puntualmente fallisce, come un Ibrahimovic qualsiasi. Anzi, peggio ancora. E’ da libro “Cuore”. E’ quello piccolino, nato sfigato (per carità, la sua è una brutta malattia) che con le proprie forze ce l’ha fatta. Come si fa a non commuoversi? No, noi non piangiamo. Ma non ci schieriamo con i Boateng, i Balotelli. I presunti “bad boys” del calcio. Non sono niente di tutto questo: sono la versione omologata del cattivo ragazzo. Perché alla fine giocano nella squadra ricchissima, guadagnano un sacco di miliardi e vanno a letto con la velina. Dietro la loro cattiveria, la loro diversità, non c’è nulla di umano. Non è carogna fino in fondo, com’era Franti. Ci vuole divertimento, irriverenza ed un pizzico di coraggio. Di prendersi un rischio e di vivere in maniera passionale. Messi è argentino, è figlio di un popolo straordinario capace di slanci e follie pure (il Comandante “Che” Guevara è nato a Rosario, che coincidenza). Istintivo, coraggioso, loco. E l’Artista, per una volta, non può scegliere di abbandonarsi all’improvvisazione? All’eleganza? A lasciarsi trascinare? Eppure è così. Eppure, per fortuna, c’è una speranza. C’è anche una musica per raccontarlo: un tango di Carlos Gardel. Redenzione, solo così potremo salvarci tutti.

Pregate per gli angeli

essere qualcun altro

Obiettivo del giorno: riabilitare i free-press. Sfogliandone uno di questi è arrivata la notizia del giorno (e visto che parlo d’un evento verificatosi il 29/2 ci riferiamo a qualcosa di clamoroso): “Inizia il nuovo tour di Marco Masini, chiamato “Niente d’importante” “. Avete letto bene, niente d’importante. Come la pensiamo è abbastanza ovvio.

l'odore delle rose

Non c’è niente da fare: Masini voleva essere Fiumani ma gli è venuto male!