pensierini della notte

In attesa di un nuovo post, tornerò a dedicarmi all’etica, pubblico un pensierino della notte, come si potrà ben comprendere. E’ stato pensato verso le 4 di notte sul lungolago di Bardolino (VR).

In questa notte sul Garda/vado in cerca di una fontana/per dissetarmi e riordinare idee/confuse dalle luci della discoteca.

Guardo questa luna gigante/e le luci del lungolago/senza conoscere la geografia,/osservandole da solo/perché ragiono a modo mio/e preferisco non spartire.

Rappresentano un orizzonte,/dal quale provieni tu/che avrei voluto qui con me/a ballare canzoni che adori tanto.

La mia amica/sorella Alessia aveva capito che il mio atteggiamento, la mia meditazione, avrebbe portato a questo (lei lo chiama poesia. Lascio ai lettori, a quanto pare in aumento, il giudizio). Non l’ho voluta dire davanti a tutti, certe cose non mi piacciono. Accetto l’esibizionismo solamente in luoghi dove esser spettacolari rappresenta una forma di distacco, di diversità e disprezzo verso un omologazione. Penso che scrivere sia sempre una forma di libertà ed, in quanto tale, presuppone la necessità di essere espressa dove si ritenga più opportuno. Lì, con quelle persone, mi pareva sprecato. In quel momento ero solo, non sarei stato capito.

P.S. Con quel “tu” mi riferisco ad un’altra donna

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assurdo

La solapa di Martin Garitano il giorno del suo insediamento, con il "numero de preso" di Otegi

“No voy a negar en absoluto mi actividad política, ni la mía ni la de mis compañeros. En ese sentido me voy a reafirmar en ella porque yo entiendo que efectivamente la labor que hemos desarrollado iba encaminada fundamentalmente a buscar un objetivo, que era el cambio de estrategia en la izquierda abertzale: pasar de una estrategia que combinaba la violencia armada con la lucha política a una estrategia de corte sólo pacífico y democrático. Si eso es delito, yo soy culpable y nosotros somos culpables, si eso no es delito, evidentemente nosotros somos inocentes”

“Vamos a suponer que ETA da por terminada su tregua y comete un atentado. Primero, nosotros nos suicidamos; segundo, el país se marcha del país; y tercero, la gente se sentiría absolutamente frustrada, estaríamos ante un fraude y a nosotros se nos pueden achacar muchos defectos, pero tenemos la virtud de la honestidad revolucionaria”

Queste dichiarazioni sono di Arnaldo Otegi, durante il processo per il cosiddetto “Caso Bateragune”, nel quale era indagato per aver tentato di ricostituire la illegalizzata Batasuna, decisione presa “dall’antifascista”Garzon. Oggi è arrivata la sentenza: 10 anni di carcere per “un DELITO DE PERTENENCIA A ORGANIZACIÓN TERRORISTA, EN GRADO DE DIRIGENTES, a las penas de DIEZ AÑOS DE PRISIÓN, INHABILITACIÓN ESPECIAL PARA EL EJERCICIO DEL DERECHO DE SUFRAGIO PASIVO POR IGUAL TIEMPO E INHABILITACIÓN ESPECIAL PARA EMPLEO O CARGO PÚBLICO POR TIEMPO DE DIEZ AÑOS”. Stessa condanna per Rafael Díaz Usabiaga. Non essendo ritenuti dirigenti Miren Zabaleta, Sonia Jacinto e Arkaitz Rodríguez sono stati condannati a “solo” a otto anni. Andrebbero citati tutti i passaggi della sentenza (sono 140 pagine liberamente e integralmente consultabili) ma in breve è stato giudicato colpevole in quanto dirigente politico di ETA. Gli eventi citati nella sentenza (ritenuti sufficienti a provare le tesi del P.M.) sono stati compiuti con l’obiettivo di imporre politicamente le tesi dell’organizzazione terrorista, attraverso la ricostituzione di Batasuna. A nulla sono valse le dichiarazioni sopra citate ed il tentativo di ricusazione della difesa di Otegi nei confronti del presidente del collegio giudicante (Angela Murillo aveva già giudicato in passato Otegi: la sentenza era stata cancellata per vizio di parzialità del giudice!).

La ritengo una sentenza gravissima e a dir poco assurda, non parlo delle motivazioni (bisogna leggerle direttamente e ci vuole un pochino di tempo, il mio spagnolo non è perfetto e comunque parliamo di giurisprudenza) ma della condanna in sé: dieci anni di galera per un reato politico sono da dittatura. Otegi, in questi anni, ha dimostrato ampiamente di essersi mosso in favore della pace compiendo il definitivo e storico distacco dell’izquierda abertzale da ETA. Distacco che ne ha dimostrato la credibilità politica (le elezioni di Maggio lo dimostrano e a Novembre si potrebbe avere una storica conferma).  Non solo lui: tutta l’izquierda abertzale vuole essere parte del gioco politico ed inserirsi come protagonista nel processo di pace in Euskal Herria. ETA è morta, è inutile negarlo. Non ritengo ci sia bisogno di grandi comunicati, come pretendono da Madrid (e ci sarà dopo le elezioni). Il processo di pace sta diventando irreversibile, non lo è ancora. Non è ancora tale perché nessuno ci garantisce che dentro la società basca non covi altra rabbia che possa manifestarsi in azioni terroristiche, anche dopo la fine di ETA. Nel momento in cui tutte le istanze politiche, soprattutto se molto popolari e con valori giusti, sono rappresentate il terrorismo diventa una pistola a salve. La risposta ad un giusto diritto è in questa sentenza e in questa dichiarazione, di ieri, di Candido Conde-Pumpido all’inaugurazione dell’anno giudiziario:

Agotamos todas las posibilidades procesales –e incluso prestamos nuestra colaboración para la reforma de la Ley Electoral- con el fin de excluir a Bildu de las instituciones, y seguimos sosteniendo desde la Fiscalía del Tribunal Constitucional que Sortu no debe legalizarse mientras en el telón de fondo de su presencia política subsista la terca y desafiante sombra de ETA.

Tradotto: Utilizzeremo tutti (Agotar sarebbe un sinonimo di esaurire, prosciugare ma si può intendere così) i mezzi processuali, incluso il prestare la nostra collaborazione per la riforma della legge elettorale, con il fine di escludere Bildu dalle istituzioni  e continueremo a sostenere presso il Tribunale Costituzionale che Sortu non deve essere legalizzata finché nel sipario della scena politica sussista ancora la ostinata ombra di ETA. Chiudere con il terrorismo è giusto, quantomeno uno Stato se lo deve porre come obiettivo, ma chiudere la porta anche a partiti con idee “contrarie” a quello stato è anti-democratico. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: lo stato Spagnolo lo pretende. A mio parere è inaccettabile e ingiusto. La questione basca è risolvibile per via pacifica ma con queste scelte sempre più gente tornerà a ritenere giusta la “lucha armada”. 8719600510 Askatu! Independentzia!