due volte

Quando Berluska si paragonava a Napoleone non gli abbiamo creduto. Nel 1814 Theodore Gericault ritrasse la sconfitta e l’antieroismo dell’epoca Napoleonica (“e che, Terrore o no, la Rivoluzione Francese era stata una cosa giusta” cit.) . Quasi 200 anni dopo, se ci fossimo arrivati saremmo arrivati a 20 anni esatti dall’inizio, il secondo Napoleone cade (esilio dell’Isola d’Elba o Sant’Elena?) e i suoi cortigiani, i suoi parlamentari, scappano esattamente come nella foto. Voglio lanciare una provocazione: mi auguro che non sopravvivano a questa diaspora. Non ci dovrà essere nessun Metternich a ristabilire uno status quo che inevitabilmente cadrà. Dovranno morire fucilati accanto al loro duce oppure processati da quest’ultimo. Ridateci il Processo di Verona, odio vedere questa gente che non paga. Non si meritano il capro espiatorio.

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en huelga

Di cosa si parla in questo periodo? Della Libia ma non siamo internazionalisti, almeno oggi. Della manovra economica e delle sue controproposte. Dello “sciopero dei calciatori“. Ecco, di questo voglio parlare. Di questa parolina: sciopero. (in spagnolo si dice huelga).

I diritti non si toccano, questo è scritto sullo striscione. Per questo si sciopera, a rigor di logica. Un tempo lo si faceva tutti assieme (vero Bonanni, vero Angeletti?). Ad oggi resta quello proclamato dalla CGIL (e sostenuto dal PD) e di quello presunto dei calciatori. Scioperare presume una lotta, un sacrificio oggi per condizioni migliori di tutti domani. Presume la difesa di diritti, dei contratti di lavoro, delle libertà sindacali. Tanti motivi ci possono essere dietro uno sciopero (ne ricordo certi al liceo). Quello proclamato dalla CGIL è ineccepibile, quantomeno lo condivido nei tempi e nei modi (anche perché non ci sto a pagare un prezzo altissimo quando potevo pagarne uno molto più modico anni prima ma allora contava il consenso di B.). Diamo alla Camusso quel che è suo anche perché non sta operando male. Ricordo certe critiche di parte del sindacato e speranze da parte del Governo, evidentemente qualcosa è andato storto.

La definizione l’abbiamo data. Andiamo al secondo caso. E’ uno sciopero quello dei calciatori? Per quale motivo si sono messi di traverso? Come sono andate le trattative sindacali? Si poteva fare di più? Le domande sono tante, risposte chiare e certe non ce ne sono eppure qualcosa sono riuscito a capire. Il modello è sempre lì, sempre la Spagna. Anche lì i calciatori non sono scesi in campo. Perché? Hanno protestato contro certi presidenti che dovevano 50 milioni di euro di arretrati. A chi? A giocatori di Segunda Division. Chi l’ha promosso? L’AFE. Chi ci ha messo la faccia? Molti campeones e calciatori della Nazionale. I milionari si sono mobilitati in difesa di colleghi di lavoro (è divertente chiamarli così) più deboli. Questa cosa si chiama solidarietà, non è da tutti. Non lo è dove altri sindacati si fanno la guerra tra di loro, guerra di servilismo. Non lo è dove vige il proverbio “mors tua, vita mea”. Non lo è dove la contingenza e la sopravvivenza contano più del futuro. In Italia non ho ancora capito perché lo fanno (la chiarezza non è una cosa valida nel nostro paese, rassegnatevi) ma è un segnale importante: per quanto assurdi e viziati possano essere combattono per quello che hanno e non sono disposti a cedere, anzi tengono duro tutti. Addirittura, quando c’è uno più debole alzano ancora di più “le barricate”. E’ tutto apparentemente metaforico ma estremamente logico. Tutti noi dovremmo imparare questa lezione: mobilitarsi e scioperare per chi è più debole (i precari, i cassintegrati, le vittime dei disastri), difendere strenuamente quel poco di diritti e libertà che ci restano. Lo fanno i calciatori, perché noi non possiamo? Abbiamo molti più motivi di loro e possiamo essere in tanti, in tantissimi. Le battaglie giuste, quando sono combattute da tanta gente, fanno ancora più paura al potere.

Grazie. Ci state dando una grande lezione.

Carlo

Gli uomini scrivono la storia

E’ inevitabile: non possiamo permetterci di lasciar passare il tempo. Anche altri parleranno, controlleranno il calendario e spulceranno le cronache. Tutti ci chiederemo: dov’eravamo? E’ inevitabile ma vorrei tentare una mia strada, non voglio ridere. Leggo Robert Fisk e collego i suoi racconti di guerra ai nostri.

Eravamo in guerra: un popolo che scende in strada e combatte un esercito invasore, una milizia composta da giovani soldati alle prime armi mandati al piacere del macello. Molotov, sassi, bastoni e cassonetti sono armi di un’intifada. Di una resistenza, non di un gruppo eversivo. Era l’intifada dell’umanità contro 8 persone… 8 persone… che parlavano così:

solo la crescita dei più ricchi potrà consentire ai più povere di elevare il loro grado di sviluppo

Prima loro, poi tutti gli altri. E’ egoismo, questo si può evitare. Torniamo all’altro schieramento: poliziotti o carabinieri, appena usciti di corso (ne conosco uno ma ci sono anche altri esempi), come si fa da tempo immemore in guerra (i ragazzi del ’99, il reclutamento al Wal-Mart descritto da Micheal Moore, la Hitler-Jugend mandata a fare l’ultima difesa del Terzo Reich). Cosa puoi aspettarti da giovanotti, minorenni fino a ieri, passata da un giorno all’altro all’accoppiata motorino-culodellamorosa all’altra pistola-manganello? Cosa puoi aspettarti da gente addestrata con metodi antiquati? Addestrata secondo un solo metodo di “sicurezza urbana” conosciuto dalle f.d.o.? Anni e anni di repressione contro gli ultras erano l’unica risorsa dello stato. L’UNICA. In guerra non è valido il D.A.SPO., non ci sono obblighi di firma. Devi agire, reprimere, con un po’ di fortuna non lasci segni evidenti o spazi per le prove. Il pesce piccolo che sbaglia lo butti a mare, quello grosso un potere intelligente gli lascia tirare i remi in barca fin quando le acque non si calmano.

Contro la rabbia di un popolo, di tutti i popoli, i tuoi sistemi non funzionano. I capi, quelli che hanno occhio, lo capiscono: questa è una guerra, questi ce l’hanno con noi. Anzi, vorrebbero altri ma essendo noi preposti a proteggerli siamo destinati a morire. Anche il giovane lo capisce ma ci vuole la lucidità: a 20 anni è giusto non averla. Allora reagisci, in mille modi:

  • scappi
  • attacchi, ti adegui alla cattiveria
  • fai scappare
Fai scappare… ingrano la marcia e mi lancio contro di loro. Chi è così coglione da farsi uccidere da una macchina? Nessuno, quantomeno nessuno di quei presenti. Se fossero così avrebbero una cintura esplosiva. Come nell’Intifada. Gli imprevisti (e i manifestanti) sono dietro l’angolo: la strada è sbarrata, la macchina ti tradisce. Hai sempre la pistola, quella non sbaglia mai. Dove si spara? Me l’hanno anche detto ma non ci penso: prima vanno via queste zecche meglio è! Sono le 17:25 di un venerdì d’estate. Alle 17:25 di un venerdì d’estate molti uffici sono chiusi, altri stanno chiudendo. Qualcuno inizia le ferie, qualcun altro le finisce, altri si fanno il week-end al mare. Magari in Liguria, a 80-100 km da Genova. A 80-100 km dalla guerra. Un ragazzo cade a terra, gli altri si allontanano. “Parti, cazzo! Parti!”. C’è quello sotto di te, sotto le ruote, ma prima devi scappare. Magari senza che lo investissi sarebbe sopravvissuto. Ma chi prendo in giro? Gli hai sparato, alla tempia. Questo è un segno evidente, è colpa tua. “Non l’ho ucciso, non volevo. Avevo paura, ho sparato in aria, aveva l’estintore”. Game Over, il videogioco è finito. “Call of Duty” è nella tua cameretta.
Chi era quel ragazzo? Perché era lì? Nessuno si è posto queste domande, nessuno si è permesso di farle alla famiglia. Si dovrebbe presupporre che avesse un’anima, degli ideali per cui lottare. Le idee sono sempre giuste, le azioni no. Eppure entrambe le fanno gli uomini, com’è possibile? Uccidiamo, eleggiamo dittatori e coltiviamo misantropia. Eppure possiamo credere in un mondo migliore. Parliamo della stessa bestia? Sì, è la stessa. Sì, è l’uomo. Siamo noi. Indossava il passamontagna, gli uomini onesti non hanno bisogno d’indossarlo. Non hanno nulla da nascondere. Non lo si indossa quando si va dall’amante, potrebbe scambiarti per un ladro. Indossava il passamontagna, era uno. Attorno ce n’erano altri. Indossavano sciarpe, occhiali e caschi. Insieme diventavano tanti. Non avevano nomi: chi resiste non ha nome. Si considera la totalità, le individualità si rifugiano dietro nomi di battaglia. Raramente conosciamo i nomi dei partigiani, quelli riportati dalla carta d’identità. Spesso conosciamo i nomi dei partigiani, quelli riportati dalla battaglia. Sono lì perché 8 persone decidono per 6 miliardi. Scrivevano così sugli striscioni. Non è giusto, siamo come voi. Siamo meglio di voi, siamo di più. Veniamo a prendervi, a riprenderci quello che ogni giorno ci rubate. Loro alzano muri, creano zone off-limits. Mandano i loro soldati, sono come noi ma sono peggio. Hanno scelto la loro parte della barricata, quella sbagliata. Hanno 20 anni, sono come noi. Fino a ieri giocavano a pallone, scorazzavano in motorino e fissavano il sedere alle ragazze. Cosa li ha spinti a schierarsi con il carnefice? Sindrome di Stoccolma? Vil denaro? Sete di vendetta? Voglia di distruggere il potere dall’interno? A 20 anni non sei obbligato ad essere lucido o a rispondere a domande simili. Parte la carica, non voglio morire. Sono qui per i miei ideali. Nessuno che mi chiede quali.
Sparite le libertà, violenza e saccheggio arti gratuite. Ci vuole un lager, ogni guerra e dittatura ne ha. Ci rinchiudi chi capita, le prigioni vanno riempite. Più gente c’è più soffrono. Già che sei lì riempi le stanze di crudeltà, giusto perché sappiano dove sono. Ti devi divertire, sei stanco. Hai combattuto fino a poco prima, è un tuo diritto sfogarti. Quando eri bambino avevi la domenica mattina il calcio e le caramelle dopo il catechismo. Dopo una settimana di diligenza e compiti. La tua settimana di compiti si computa in manganellate, arresti e lacrimogeni. “Capo? Come sono andato? Bene? Grazie”, eccovi. Siete miei, anzi. Siete nostri. Dovevate stare a casa. La guerra non fa prigionieri, non dovrebbe. La guerra ha prigionieri: vengono barattati o uccisi, non si torturano. E’ importante averli vivi, sono merce di scambio. La guerra ha prigionieri: ci si diverte con loro. Una canzone è divertente, aiuta a rilassarsi…
Un due tre, viva Pinochet! Quattro cinque sei, morte agli ebrei! Sette otto nove, il negro non commuove!
Adesso ballate! Non vuoi? Balla! E giù botte. Il corpo rimbomba e urla, la testa perde sangue e il tempo. Sono qui per un motivo, domani forse sarò fuori. Dopodomani sarò ancora fuori… forse li odio di più. Sicuramente le mie idee e la mia rabbia hanno un perché. Forse la prossima volta sarò cattivo come loro, sicuramente non sarò più lo stesso.
Dieci anno dopo siamo tutti cambiati, non era inevitabile. Gli otto hanno deciso di allargare il circolo mantenendo il precedente statuto. I due fronti si sono ritirati, non si sono sciolti. Hanno cambiato posizione ma i metodi e la rabbia sono rimasti gli stessi. Segno che non tutte le cose sono costrette a mutare: è sempre la bestia che decide. Non ci sono miracoli: siamo artefici del nostro destino. L’intifada “contro i pochi che decidono per tutti” conquista altri scenari, magari più piccoli, ma nessuno ha rinunciato a combattere. Non ci sono più leader da questa parte, conta la collettività. Le persone indossano i caschi, i passamontagna, le bandane, le sciarpe. L’individuo porta avanti le idee. Dall’altra parte non ci sono più persone, è la geografia che va difesa. Le persone indossano i caschi, i manganelli, gli scudi. L’individuo non conta: a 20 anni non sai come funziona. Ancora. Puoi scegliere: recitare la parte del carabiniere terrone che va al Nord perché oltre il mare non c’è niente. Gli altri ruoli sono sempre da comprimari, conta la collettività: la compagnia teatrale. Il copione? Sta andando al macero. Dieci anni, quante cose sono avvenute. Come si fa a non cambiare? Come si fa a cambiare? Sognare non costa, lottare per i sogni sì. Le parole sono finite, “Call of Duty” esce dalla PlayStation. Qualcuno apre la porta, una mano ci prende. E’ il Risiko, puoi scegliere: piccolo carro armato o mano che li spinge. Tattica aggressiva a tre dadi o difensiva a uno. Tanto è solo un gioco… forse.

turc(hi)a, europa

Che idea!

Togliete la sedia: avete una turca. Per la prima volta son riuscito a cagare in una versione assurda del cesso. Son soddisfazioni, sono fiero di me.

Abbiamo ascoltato tutti, sentito le ragioni delle diverse parti e lavorato per arrivare a soluzioni condivise, ma ora non si può più perdere tempo altrimenti rischiamo di restare fuori dall’Europa e questo sarebbe inaccettabile

Sono parole del Berluska, sugli scontri riguardo la TAV. Fuori dall’Europa…

  • Belgio: un anno senza governo
  • Grecia: misure lacrime e sangue per la gente, la ricetta di Papandreu per “salvare” il suo paese dal default.
  • Portogallo: centro-destra al governo e probabile manovra di stampo greco
  • Spagna: “Indignados” combattuti con la violenza politica, 700 prigionieri politici in Euskal Herria. Anche lì la TAV si deve fare, secondo la nomenklatura
Adesso mi vengono questi ma ce ne sono altri. E’ l’Europa del manganello, del “io so’ io e voi nun siete un cazzo”, del “si deve fare”. Mi sembra che sotto quest’ aspetto siamo ampiamente dentro, in fondo siamo a 10 anni da questo.
Concludo con una confessione divertente: mi piace leggere il Blob della Gazzetta, ogni lunedì. L’ultimo concludeva con due frasi particolari. La prima è di Shakira… e uno si tocca (ci siamo intesi 😉 ). La seconda è di Ricky Rubio
Oggi ho sognato che finiva il mondo
Lo capite da soli che la prima era una sega ma la seconda era una grattata!

ana, te quiero

Il sottoscritto si alza la mattina e guarda il Telediario Matinal di TVE (TeleVision Espanola), ci sono diversi motivi ma non sottilizziamo. C’è il “telediario en 4′ ” ed il telegiornale completo. L’immagine di partenza raffigura Giuliano Pisapia festeggiato a Piazza Duomo. Tra i titoli

Derrota histórica de Silvio Berlusconi en las elecciones municipales, que ha perdido varios de sus feudos, como Milán o Nápoles.

Sentir pronunciar tali parole da Ana Roldan mi rende un uomo felice. Aspetta! Ci prendi in giro? Hai confessato che al primo turno tra Lettieri e De Magistris avresti votato il primo! Vero, se fossi stato costretto. Vorrei ricordare che la scheda il sottoscritto tende ad annullarla. Ora salti sul carro del vincitore? No, per qualche motivo:

  1. Aspetto il seppuku di Mastella (altro che balcone, pistola o cianuro)
  2. Ci sono tanti problemi da risolvere, andiamoci piano con i festeggiamenti.
  3. Berlusconi è duro a morire, farà fuori qualcuno ma non mollerà. Forse siamo al 25 Luglio, fino al 25 Aprile manca un anno e mezzo. Tra quando si vota?
  4. Chi glielo dice a Funtanella? Quale scusa userà nel distogliere i salernitani dalla sua politica fascista?
Sabato 4 Giugno Festa del CUS Brescia Rugby, birra per i giocatori ad 1,50. La quantità è mezzo litro. Istigazione a delinquere, art. 414 del C.P.
Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione:
1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;
2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.
Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel n. 1.
Alla pena stabilita del n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti.
Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà. (1)

Come state, principessa?

A proposito, ricordate il breve post dedicato a Leticia Ortiz? Sul sito del Telecinco (la tv spagnola di Berluska, sì) ho trovato questo, nascosto da mujeres y hombres (indovinate cos’è?) e il superviventes. Una foto per tutte. Non sappiamo dire se sia davvero lo spirito di Diana, siamo certi che la monarchia non fa bene alla salute. Vuoi vedere che Pippa c’ha ragione? Per carità, ci sono anche foto in cui esprime solarità e bellezza ma non nelle foto ufficiali.
P.S. Sono di nuovo in pista… almeno così credo. A volte mi sento così compromesso, così compresso in una concorrenza troppo alta. Depressione da Mariottide o valutazione delle forze in campo?

turarsi il naso

Facciamo come se non fosse successo niente, cose se il tempo mi perdonasse. Ci liberiamo dei pensieri per la testa, un po’ alla volta. Voglio tornare a scrivere: su LdB, su Debaser e anche qui. Non è il tempo delle poesie, quelle mi vengono quando m’innamoro e come giustamente insegna John Micheal Dorian

il modo più facile per perdere qualcosa è volerlo troppo

Anche qui ci sarebbe da dire. Rispolvero il passato (ho un DVD meraviglioso che aspetta solo di essere visto), faccio bilanci e mi tengo in forma (soprattutto tengo a bada gli alcolici, ho un po’ esagerato in questo periodo ma non rivanghiamo). Accadono molte cose attorno e lontano da noi e verrebbe da dire che i tempi cambiano, o che passiamo dalla merda fredda a quella tiepida (non è mia). Mi (vi) concedo 3 perle

  1. Turarsi il naso è complicato, al primo turno se mi avessero detto “puoi votare Lettieri o De Magistris” avrei scelto il primo.
  2. Mi garba parecchio l’ultimo singolo dei Duran Duran
  3. Farò di tutto (e intendo DI TUTTO) per NON seguire la finale di Champions League, onestamente in C se ne trovano di partite migliori.
Per tutto il resto c’è tempo… forse. Dubito che ci sarà il tempo per trovare una femmina disposta a innamorarsi, la panza si può togliere. Il carattere resta.

niente mal di testa

Nella quiete-caos-sofferenza della palestra è arrivato un flash

“RTL cancella il passato”

A cosa si riferiscono? Alla partnership con la Società Autostrade in relazione alle segnalazioni del traffico. Il passato è Isoradio, è la RAI. E’ il servizio pubblico, quello ottimo della radio. Quello pessimo della TV. Si parla di non dare il canone, chi perché c’è Santoro, chi perché c’è Ferrara. La RAI è un patrimonio che non viene difeso, è bene ricordarsi che risparmieranno sempre sui pesci piccoli, sui programmi di Radio3 o sul meraviglioso Notturno Italiano. Santoro, Ferrara & Co. moriranno sempre grassi.

Secondo flash, è davvero come il ’94? Ad un passo dal baratro si ritorna in B? Non lo so, adesso c’è sosta. Domenica io mi congelerò a Bienno per non morire a Verona. Intanto, auguri Brescia 1911. Buona festa del centenario!

Non c’è due senza tre? Non lo so, fatemi riprendere.

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